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Antonin Artaud e Van Gogh: creare per uscire dall’inferno

Nel saggio su Van Gogh, Artaud trasforma la creazione in una via d’uscita e accusa la società che riduce la differenza a malattia.

Vincent van Gogh, Autoritratto del 1889, dipinto conservato al Musée d’Orsay
Vincent van Gogh · Autoritratto · 1889Musée d’Orsay · immagine di pubblico dominio via Wikimedia Commons

Uscire dall’inferno

«Nessuno ha mai scritto o dipinto, scolpito, modellato, costruito, inventato, se non per uscire dall’inferno». Antonin Artaud scrive questa frase in Van Gogh, il suicidato della società, il testo del 1947 che rifiuta di ridurre il pittore a un’etichetta psichiatrica.

L’inferno di Artaud non è un marchio di genio. È la pressione esercitata sul soggetto dalle condizioni dell’esistenza e dalle istituzioni che decidono quale sguardo sia accettabile. Creare diventa un gesto di resistenza e di trasformazione.

Van Gogh oltre il mito

Il celebre Autoritratto del Musée d’Orsay mostra un pittore che osserva se stesso con estrema precisione. Le curve del fondo e il contrasto dei colori non sono una cartella clinica dipinta: sono decisioni formali, maturate attraverso lavoro e conoscenza.

Raccontare Van Gogh soltanto attraverso la crisi rende invisibile il pittore. Artaud ci invita a capovolgere la domanda: che cosa vedeva l’artista che la società del suo tempo non riusciva o non voleva vedere?

Fonti e link

  1. Musée d’Orsay · Vincent van Gogh, Autoritratto, 1889 ↗
  2. CESNUR · studio con citazione e riferimento al saggio di Artaud ↗
  3. Wikimedia Commons · riproduzione in pubblico dominio dell’Autoritratto ↗
Pubblicato originariamente su Acquistare Arte ↗

Musée d’Orsay · immagine di pubblico dominio via Wikimedia Commons